| PREMESSA:
Una lettera dell’Intendente di Siracusa, datata 25 giugno 1826, è il
primo documento in cui si parla del teatro di Comiso. Si recano a Comiso
"Giovanni Dragono e Salvatore Funambolo per eseguire i lavori dell’arte
loro" e a causa dell’ingerenza del Sindaco e del Regio Giudice, l’Intendente
ricorda le competenze che essi hanno in materia di pubblici spettacoli:
garantire la sicurezza e il rispetto dell’ordine il Regio Giudice, l’ordine
per "l’innalzamento del sipario" e la conciliazione delle
pretese degli attori il Sindaco.
Il 29 aprile 1831 il Sindaco don Rosario Rizzo, constatando la
necessità di alcuni interventi di riparazione nel teatro, dà incarico
all’arch. Battaglia di fare una relazione sui lavori necessari nel
teatro. I costi previsti in questa relazione ammontano ad onze 321.
Il 31 maggio 1835 viene fissata la data per la presentazione delle
offerte per la costruzione dei palchetti a spese dei
"particolari". Il meccanismo è semplice: il soggetto
interessato offre la somma per la proprietà del palchetto e anticipa la
cifra necessaria per la sua costruzione. Le offerte sono 17 su 19 palchi
da costruire, gli altri 2 sono appannaggio dell’Amministrazione e del
Regio Giudice.
Mentre il documento del 1826 è scampato all’incendio della
cancelleria verificatosi il 25 luglio del 1837 (a causa di una rivolta),
gli altri documenti, la relazione e le offerte per i palchi, sono
ritornati nell’ archivio della Cancelleria comunale in seguito ad una
precisa richiesta dell’Amministrazione di Comiso all’Intendenza che li
aveva nel suo archivio.
I PRIMI RESTAURI (1836-1839):
Il primo documento da cui si evince che i lavori di riparazione sono
già iniziati è datato 13 febbraio 1838. Il Sindaco don Nunzio Comitini
ricorda all’Intendente che già nell’anno precedente doveva eseguire
la consegna delle opere costruite nel teatro, "M’avvenuto l’incendio
restò tutto soppresso. E siccome il Liberatario mi fa’ delle premure
immense per la consegna La prego rimettermi le carte tendenti alla
suddetta opera...". La risposta dell’Intendente è del 28 febbraio
successivo e contiene la relazione preventiva e gli atti d’appalto. La
relazione, del 14 gennaio 1936, dell’Ing. Provinciale sig. Giarrusso
descrive le opere di restauro necessarie nel teatro. La stabilizzazione
del muro di ponente, l’ancoraggio del palcoscenico ai basamenti della
fabbrica, il ripristino della volta sopra il palcoscenico. La somma
prevista è di 135 onze (pari a 405 ducati). L’appalto, indetto il 20
marzo è aggiudicato a Giuseppe Battaglia per la somma di 120 onze. Il 19
aprile il sindaco con un’ordinanza tiene conto del fatto che "...le
opere quantunque siano portate a compimento non sono state condotte
magistralmente, e minacciano prossima rovina, per cui non sono
consegnabili..." ed intima all’appaltatore di riprendere "...i
lavori mal fatti, e riprodurli in regolare costruzione secondo l’arte e
la relazione predetta...".
Il 26 novembre 1839 viene stilato il verbale di consegna dei lavori che
ammontano alla cifra di 111 onze, 21 tarì e 17 grani.
L’INTERVENTO RISOLUTIVO (1840-1842):
Il 10 marzo 1840 il Sottintendente fa notare al Sindaco che, trovandosi
adesso il teatro in buono stato, possono costruirsi i palchetti a spese di
coloro che ne hanno fatto le offerte sin dal 1835 ed invia tutto il
carteggio, relativo ai palchetti, andato distrutto nell’incendio.
Il 20 aprile 1841 l’arch. Mario Battaglia presenta la relazione
preventiva sulle opere necessarie a "...ridurre questo Teatro
Comunale atto a ricevere ed aggire i comici, il quale al presente si trova
nello stato deplorabile, ed inservibile a tale oggetto...". La spesa
prevista per le opere di restauro ammonta a 456 ducati e 59 grani. Questa
relazione è approvata dal Decurionato nella seduta del 22 aprile 1841. La
relazione del facente funzione di sindaco, don F. Presti, tratteggia
brevemente la storia del teatro e l’importanza che esso ha per la
civilizzazione della popolazione. Ecco alcuni passaggi di quell’intervento:
"...l’unanime e costante desiderio, che in tutti i tempi si è
manifestato da questi comunisti, non esclusi i ceti più infimi per vedere
risorgere questo nostro teatro comunale, ormai da più anni derelitto e
del quale appena dello stesso ne è rimasto il nome, ed io scorgendo, che
tali brame sono le più giuste, prendendo occasione delle ultime
deteriorazioni accadute nel detto locale, e volendo in parte ristorare lo
stesso, e dare un assesto ai pochi avanzi, che ne restano...".
Per chiarire alcuni passaggi è necessario fare un breve cenno alla
discussione che segue l’intervento del Sindaco. Nella delibera si parla
espressamente di un intervento immediato per non fare maggiormente
deteriorare la struttura anzi conviene che "...si riattasse, ed in
miglior modo venisse costruito, abbellito, e ridotto all’uso cui trovasi
destinato, da poicchè senza un tal riattamento è inservibile, ed affatto
non merita il nome di Teatro...". Dalle parole utilizzate dai
decurioni è evidente l’interesse della gente per il Teatro:
"...grande si è il gusto di questa popolazione per le opere
teatrale, come si è dovuto scorgere dal Concorso che in tutte l’ epoche
hanno avuto le Compagnie Comiche, e filodrammatiche, ed i dilettanti
pagani...".Le ultime considerazioni fanno riferimento all’importanza
del Teatro come mezzo di progresso e di civiltà: "...molto utile
ricavasi dalle rappresentanze teatrali, e nei Costumi, e nella
Civilizzazione, e nel far ravvicinare gli animi di tutti i Cittadini in
unico locale mezzo questo di far svenire le false intelligenze , che
potrebbero esistere fra essi..." ed infine, "...il nostro Teatro
sin da un epoca remota sussiste, e che fra tutti i teatri della provincia,
può divenire uno dei migliori, e suscettivo di molti benfatti, ed intanto
per le circostanze locali è stato negletto, mentre in altri Comuni si è
prosperato e progredito...".
L’approvazione dell’Intendente è rapida ed è concessa a
condizione di costruire contemporaneamente i palchetti dei particolari,
assegnati l’otto giugno 1841. Il venti giugno successivo si procede all’aggiudicazione
dei lavori a don Raffaele Distefano per la somma di ducati 450 (pari ad
onze 150). Il costo dei palchetti ascende a 159 onze, coperte per la
maggior parte (147 onze) dai privati, secondo la relazione dell’arch.
Meli che, comprendendo anche le spese per la ninfa, i lumi ed altri
arredi, prevede un importo di 733 ducati (244 onze). Anche di quest’appalto,
il 6 ottobre 1841, resta aggiudicatario don Raffaele Distefano.
Il 6 maggio del 1842 l’ingegnere provinciale Sortino redige la
relazione finale delle opere eseguite per un totale di 1716 ducati (572
onze) in linea con le relazioni preventive.
IL PROSPETTO (1856-1858):

L’opera non può ancora dirsi completa così come aspira il
Decurionato ed il popolo. Nel periodo tra il 1843 ed il 1856 sono
necessari alcuni interventi di manutenzione straordinaria a causa delle
copiose piogge. Nel giugno del 1851, dovendosi esibire la compagnia in
musica di tale Sedalmager, sono necessari alcuni interventi urgenti.
Nel 1856 il Decurionato incarica l’arch. Battaglia di progettare la
facciata del Teatro, mettendo a disposizione la somma di 100 ducati (circa
33 onze). La relazione per alcuni addobbi e la facciata viene approvata
dal Decurionato ma quando è esaminata dall’Intendente non viene
approvata perché il disegno non è confacente all’eleganza dell’intero
edificio. L’Intendente dà incarico all’Ingegnere Sortino di disegnare
la facciata lasciando la parte della relazione di Battaglia relativa agli
arredi. Il Decurionato prende atto di questa decisione giustificando la
sua con il fatto che al Battaglia erano state date precise indicazioni sul
costo.
Il disegno di Sortino, sebbene manchi la copia in Archivio, è
chiaramente descritto: "Il disegno del prospetto ... costerà di un
portico Dorico siculo, con quattro pilastri scanalati dello stesso ordine
coronati da un frontone triangolare; il cui carattere bene armonizza e
corrisponde all’interna sala, che è parimente decorata dello stesso
ordine architettonico". Il costo può variare a seconda che i
pilastri ed il cornicione vengano eseguiti di stucco o di calcare tenero o
"...sarebbe opera solidissima se i pilastri venissero eseguiti con
pietra calcare forte delle cave limitrofe al paese...". La perizia di
Battaglia ammonta a ducati 555 (105 per il prospetto) che Sortino porta a
800 ducati (245 per il prospetto con i pilastri in pietra dura ed il resto
tenera). Nell’aprile del 1858 vengono appaltati i lavori da don Emanuele
Girlando per la somma netta di 680 ducati. In corso d’opera ci si rende
conto che vi sono lavori non previsti tant’è che alla fine la relazione
finale raggiunge la cifra di 1055 ducati che con il ribasso offerto
diventano 800. Da una lettera del Sottintendente (aprile 1859) si evince
che gli amministratori di Comiso hanno organizzato una serata a beneficio
del Teatro. Il Sottintendente così raccomanda il Sindaco: "...per la
spesa però delle somme ricavate della serata fatta a beneficio del teatro
istesso, la prego a disporre che si proceda con la debita
dipendenza".
CONCLUSIONE:
Il Teatro, adesso completo ospita i primi spettacoli. Un conto di
introito ed esito del marzo 1858 fa pensare a qualche rappresentazione,
mentre una nota del Sindaco dell’aprile 1866 dà lumi sulle condizioni
del teatro e sulla sua attività: "In Comiso esiste un teatro
costruito a spese comunali nel 1842, di bella forma e decentemente ornato.
Ha una platea con 108 posti oltre le due fila per l’orchestra, n° 10
palchi a prima fila, 11 alla seconda più una galleria a terza fila. Dei
palchi 19 sono di proprietà particolare, col solo privilegio di
preferenza, due dell’Amministrazione Comunale uno pel Sindaco quale
ispettore dei pubblici spettacoli, l’altro per l’ufficiale di
polizia.".
Gli interventi che si sono susseguiti testimoniano della preesistenza
del teatro sin dal 1826 e la data riportata dal sindaco in quest’ultimo
documento (1842) si riferisce sicuramente all’intervento più
consistente realizzato per mantenere in vita il Teatro. |