APPROFONDIMENTI:
- INVENTARIO
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IL GOVERNO DELLA CITTA' NELLA RIFORMA DEL 1817:
Il 1817 rappresenta l’inizio della nuova storia della Sicilia che
avrà termine nel maggio del 1860 con l’impresa dei Mille. Queste due
date segnano i termini temporali del tentativo riformatore avviato da
Ferdinando I, Re delle Due Sicilie, nel momento di rottura con la società
d’ancien regime. Nel 1812 si conclude formalmente la società feudale ma
non si definiscono i criteri del passaggio ad una nuova forma burocratica.
Se da un lato risultano aboliti tutti i diritti angarici che le
popolazioni del Regno pagano alle Università, dall’altra si ordina che
i Comuni o i singoli cittadini possono chiedere l’affrancamento di tali
diritti e fino a quando questo non succede deve sospendersi qualunque
novità. Questo stato di cose comporta un’abolizione della feudalità
più nell’ambito del diritto che nella sostanza delle cose. Il fatto poi
che a gestire il passaggio sia un’élite rappresentata dagli Intendenti
e dai Decurioni determina una situazione di incertezza che fa stentare la
partenza della riforma amministrativa.
Queste vicende fanno comprendere come la riforma del 1816, attuata a
partire dal 1817, non trova immediata attuazione ma si innesta in un
processo storico che interessa la Sicilia per parecchi anni.
L’isola, infatti, viene divisa in tre valli e 23 distretti, di cui
tre costituiscono l’Intendenza di Siracusa (Siracusa, Modica e Noto). L’organo
esecutivo è composto dall’intendente, da un segretario generale, da un
consiglio d’intendenza ed una segreteria. I comuni sono sotto la tutela
dell’intendente e sono rappresentati dal Decurionato eletto, sulla base
di terne di eleggibili, proposte dall’intendente e dal sottintendente,
dal Luogotenente generale. Le liste degli "eligibili" durano
quattro anni e alla fine di ogni anno il decurionato è rinnovato per un
quarto ed è proprio l’intendente a decidere chi esce. La lista degli
eleggibili è formata, per i comuni di prima classe dai proprietari che
hanno un imponibile annuo di ventiquattro ducati e da coloro che
esercitano arti liberali, per i comuni di seconda e terza classe
diminuisce il censo e vengono inclusi tra gli eleggibili artigiani,
negozianti e agricoltori non proprietari. Mentre per i comuni di terza
classe i decurionati sono nominati dall’intendente per i comuni di prima
e seconda classe l’intendente forma una terna e la nomina è fatta dal
re. Il decurionato elegge il sindaco, il primo ed il secondo eletto, il
cassiere ed il cancelliere proponendo per ciascun posto una terna da cui l’intendente
sceglie le persone da nominare. E’ tra i poteri del decurionato quello
di proporre le terne per i consiglieri provinciali e distrettuali. Sebbene
questo meccanismo dà quasi tutto il potere ai notabili ed alla borghesia
locale per la scelta, almeno formale, dei suoi rappresentanti ci si avvia
verso una gestione più liberale della vita amministrativa. Il numero dei
decurioni varia a seconda degli abitanti del comune. Si va da una decuria
composta da dieci persone nei comuni sotto i 3.000 abitanti ad un corpo
formato da tre persone ogni mille abitanti e non superiore ai trenta
membri. Il decurionato esamina la rata di contribuzione che viene
assegnata dal Consiglio distrettuale, propone le imposte ed i modi per
riscuoterle, discute il bilancio e delibera sugli affari di pubblica
utilità. Il comune ha una serie di spese obbligatorie che comprendono gli
stipendi di impiegati, salariati, maestri e medici; e ancora la
manutenzione delle opere pubbliche, il servizio della posta, le feste
civili e religiose, le suole primarie e la fornitura di libri agli alunni
poveri. Oltre a queste spese ordinarie sono presenti delle uscite
straordinarie che riguardano le opere pubbliche comunali, la
partecipazione alla spesa per le opere pubbliche provinciali con un
sistema di "ratizzi" proporzionati al beneficio che il comune
riceve dall’opera. Vi è, infine, un fondo destinato alle
"imprevedute", spese cioè urgenti e che non possono essere
differite. Ma chi paga tutto questo? Il comune fa affidamento, per far
fronte a tutti questi oneri, sulle rendite fondiarie, i censi, i canoni e
le prestazioni, sui proventi giurisdizionali, sui dazi di consumo e sulle
addizionali all’imposta fondiaria. Nella quasi totalità i comuni sono
poveri per cui si rende necessaria l’imposizione di gabelle e dazi sui
generi di consumo. Questi dazi finiscono con il colpire i lavoratori dal
momento che i proprietari consumando i prodotti dei loro possedimenti non
acquistano generi alimentari. In genere questi dazi cadono sulla molitura,
sul pane, sul vino, sul pesce anche se la legge "consiglia" di
preferire i generi che servono al "lusso o al maggior comodo".
La riscossione delle gabelle viene data in appalto e dove il gettito del
dazio non compensa le spese di esazione si ricorre al ruolo di transazione
che è una sorta di imposta di famiglia, proposta dalla decuria ed
approvata dall’intendente secondo una presunzione di ricchezza dei
contribuenti. Si tratta di un sistema odioso per i lavoratori in quanto
essendo la ripartizione fissata dagli amministratori comunali, questi per
favorire parenti ed amici gravano eccessivamente sui lavoratori e
colpiscono anche coloro che dovrebbero essere esentati. L’amministrazione
del comune è affidata al sindaco coadiuvato da un primo eletto,
incaricato della polizia urbana e rurale e da un secondo eletto che ne fa
le veci in caso di assenza o impedimento. La gestione delle spese e degli
introiti comunali è affidata ad un cassiere che al termine di ogni anno
presenta un "conto materiale". A fianco di questo personale
"politico" è prevista l’unica figura burocratica
(eventualmente affiancato da altri dipendenti): il "cancelliere
archiviario" che rappresenta la continuità dell’apparato
amministrativo visto che il suo ufficio è a vita. Da lui dipendono la
tenuta dei registri e la condizione delle carte che ci sono pervenute
anche se interventi successivi hanno scompaginato l’ordine dato dal
cancelliere.
LE VICENDE DELL'ARCHIVIO E LA SUA SISTEMAZIONE:
Comiso come vedremo ha un archivio che funziona fino al 1837 ma
"...la sera del 24 (luglio) il Sindaco Nunzio Comitini visto il
pericolo anzi che venire al riparo, abbandonava la Comune in Paese altre
volte ritirandosi. Onde crebbe l’allarme, in taluni l’audacia, in chi
meditava rovine, ed a far numero ai primi albori, quando i villici
sortivano per le Campagne perturbatori dell’ordine pubblico ne l’impedivano....Il
corpo di Guardia de’ sorvegliatori; la Cancellaria Comunale furono
scassinate, Carte, e Registri, e quando vi si stracciava tutto
consegnavasi alle Fiamme." Il brano è, tratto dagli atti del
processo celebrato, contro i rivoltosi del 25 luglio 1837, dalla
Commissione Militare del Vallo di Noto, nominata il 15 agosto 1837 da S.E.
l’Alto Commissario di S. Maestà, coi poteri dell’Alter Ego reale Sig.
Maresciallo di Campo Marchese Del Carretto, concluso il primo febbraio
1838.
Le vicende del luglio del 1837 cambiano la geografia politica
amministrativa della Valle di Noto. La capitale della Valle e sede dell’Intendenza
viene trasferita da Siracusa a Noto mentre Modica diventa sede della
Sottintendenza. Dopo circa venti anni dalla riforma del 1817 vengono
ridisegnati i rapporti di forza tra le città che con l’avvento dello
Stato Unitario costituiranno la provincia di Siracusa. Comiso beneficia di
queste trasformazioni e da comune di terza classe viene elevato nel 1840 a
comune di seconda classe e capo circondario (Santa Croce viene aggregato
al circondario di Comiso)
I documenti sopravvissuti all’incendio sono rimasti secondo l’impostazione
data dall’Archiviario ma è stata data una collocazione errata. Le carte
di questo periodo storico sono state sistemate, infatti, secondo il
titolario del 1897 che è il primo dello Stato unitario. L’intervento di
riordino che ha prodotto il primo inventario analitico dell’Archivio
storico del Comune di Comiso, ha avuto come obiettivo principale quello di
ricondurre ad unità un corpo documentario che, viste le premesse,
costituisce un fondo che ha i suoi caratteri peculiari. E’ stato
utilizzato quindi il metodo storico o "pincipio di pertinenza"
che non va ad individuare e catalogare le materie, ma va a ricercare le
istituzioni che hanno prodotto i documenti. L’archivio è infatti il
complesso dei documenti ed il complesso delle relazioni che intercorrono
tra i documenti.
Dalla situazione prima esposta e da queste premesse il lavoro è
consistito nell’estrapolazione di tutte le carte comprese tra il 1817 ed
il 1860 dai faldoni divisi, secondo il titolario del 1897, nelle quindici
categorie. L’indicazione trovata nella maggior parte dei documenti della
"scanzia", del "fascicolo" e dell’
"espediente" ha consentito di individuare la collocazione
originaria. Due documenti determinano la correttezza di questa
sistemazione e sono datati rispettivamente 2 giugno 1830 e 6 novembre
1845. Queste carte fanno parte di un carteggio tra l’intendente e l’Amministrazione
sul modo di tenere l’archivio della cancelleria. Per completezza è
opportuno riportare la lettera dell’intendente Montenero (2 giugno 1830)
scritta al sindaco dopo la visita fatta nella cancelleria comunale e da
cui si evince la correttezza della tenuta delle carte. "Signore.
Siccome quando ritrovo un oggetto comunale diverso da quello, che dovrebbe
essere non posso fare a meno di far palese il mio rincrescimento, così
miè grado di esternare la mia sodisfazione ove una cosa siasi adempita.
Ho ritrovato la scrittura della Cancelleria Comunale distribuita per
materie, formata in espedienti, e cucita, compresa in fascicoli: e tale
debb’essere per tenersi organizzato un Archivio.
Le spicciole differenze, che rilevai, potendo facilmente togliersi,
sopratutto negli espedienti, che si faranno, non rendono deforme la
disposizione della scrittura, e per conseguenza non riprovabile. E di
giusto che tutto il carteggio dell’affitto di un Dazio per esempio si
riunisca in uno espediente, senza farsene uno per ciascuno arrendamento, o
per anno. Si apre un secondo, un terzo espediente per un’affare stesso
quando il primo è molto voluminoso. Conviene che gli stipendi siano
divisi, e separati dalle carte dell’Elezione di colui al quale il soldo
appartiene.
Gli affari diversi prendono tanti espedienti quanti affari sono.
Insomma tenendo ferma la regola che un espediente deve essere la
riunione di tutte le carte, che hanno luogo per un solo oggetto, si è
certi di non sbagliare....", ed infine, "...Al Sindaco è di
Onore, ed agli impiegati di vantaggio che la scrittura ben ordinata
produce la celerità nell’andamento degli affari e toglie l’inconveniente
della confusione."
L’altro documento è l’ "Indice degli incartamenti della
Cancelleria Comunale, tratto dalla Giuliana, formata dall’aggiustatore
degli Archivi don Pasquale di Natale li 27 agosto 1841". La
necessità di sistemare l’archivio della Cancelleria venne subito dopo l’incendio
del 1837 che distrusse tutte le carte lì conservate.
L’inventario, ora definitivo, è costituito da 47.452 carte ed è
diviso in due parti: la prima Amministrazione Comunale e la seconda
Amministrazione della Giustizia.
L’amministrazione comunale è divisa in cento voci secondo l’ordine
già descritto delle scanzie, mentre le singole voci sono costituite dai
fascicoli con la descrizione originaria rilevata sui documenti. Per i
documenti privi dell’indicazione della scanzia e della descrizione si è
utilizzato, come detto, il principio di pertinenza e sono stati inseriti
nelle voci cui originariamente appartenevano. I registri delle
deliberazioni decurionali costituiscono la sola eccezione e pur essendo
privi di indicazione sono stati collocati all’inizio dell’inventario
per la loro importanza nella vita amministrativa del Comune.
L’amministrazione della Giustizia comprende tutti i registri delle
sentenze e delle conciliazioni del Conciliatore mentre la parte che
riguarda il personale della Giustizia, stipendiato dal Comune, è inserita
alla voce "Conciliatore ed Affari Giudiziari". |