| BUFALINO IL MALPENSANTE:
Ho imparato a non rubare ascoltando Mozart.
Il sonno è di destra, il sogno è di sinistra... Votate per una lucida
insonnia.
Un aforisma benfatto sta tutto in otto parole.
Tardivo il mio esordio? Precoce, piuttosto. Bastava un po' di pazienza
e avrei esordito, beatamente da postumo.
Occhi di critici: miopi, ipermetropi, astigmatici. E nessuno che vada
dall'oculista.
Questo vizio punito, la scrittura.
Scrivo. Vi riguarda, forse?
Ogni frontespizio è una lapide su un'ecatocombe di varianti uccise.
Essere non comporta necessariamente l'esistere: Dio non esiste ma è.
Balzac vende a credito, Flaubert vende in contanti.
La Morte: errata corrige del gran refuso Vita.
Estate '92. Di fronte agli orrori palermitani questa doppia
impossibilità di parlare e di tacere...
Giornalisti. Rigorosamente in livrea, ciascuno dalle colonne della sua
pagina-fortilizio, si rinfacciano a vicenda d'esser servi.
Consiglio a un giovane scrittore. Fra menzogna e verità scegli la
menzogna. Fra silenzio e verità scegli il silenzio.
Vogliono in troppi troppe cose da me.
Non c'è sentimento più mercuriale d'un amore che nasce, nessuno più
saturnino d'un amore che muore.
Belli o brutti, vorrei possedere tutti i libri, come Don Giovanni tutte
le donne.
Per malconcia che fosse, sentivo la vita nel pugno come uno scettro, un
talismano, una rosa... Ora è acqua, fra dita malchiuse, che scivola via.
- Una vita come tante, due tre malattie intere, due tre mezzi amici, un
umor malinconico con vampate d’ilarità; un cristianesimo ateo e
tremante, inetto a capire se l’universo sia salute o metastasi, grazia o
disgrazua; un odio della storia: lastrico di fossili ideologici, collana
inerte di errori; un trasporto per ciò che dura e resiste - luoghi,
solidali gerghi, abitudini oneste, strette di mano - nel fondo della mia
provincia sperduta. In letteratura un amor di menzogna e di musica,
purchè radicate nel punto favoloso e geometrico de1 dolore e della
memoria. Cose che ho amato o amo: il blues, Verdi e Mozart, i1 cinema
muto, le stampe (belle o brutte) del seicento, Proust e Leopardi, gli
epistolari, una acazone francese, che so io, i problemi scacchi ...
Dimenticavo: "Le clair de lune quand le, clocher sonnait douze",
nelle notti d’oscuramento, quarant’anni fa.
P.S. Il libro per la solita isola? Un vocabolario.
- Tu, poca, misteriosa vita, che posso dir di te? Se m’hai sempre
esibito quest’aria di bambolina struccata; se non hai fatto mai nulla
per persuadermi d’essere vera... Odiatele, amabile vita! Crudele,
misericordiosa. Che cammini, cammini. E sei ora fra le mie mani: una
spada, un’arancia, una rosa. Ci sei, non ci sei più nude, un vento, un
profumo... Vita, più il tuo fuoco langue più l’amo. Gocciola di miele,
non cadere. Minuto d’oro, non te ne andare.
GESUALDO BUFALINO IDENTIKIT TASCABILE DEL SICILIANO ECCELLENTE:
1) Tendenza a surrogare il fare col dire. Pessimismo della volontà
2) Razionalismo sofistico. Il sofisma vissuto come passione.
3) Spirito di complicita contro il potere, lo Stato, l’autorita, -
intesi come "straniero".
4) Orgoglio e pudore in inestricabile nodo.
5) Sensibilita patologica al giudizio del prossimo.
6) Sentimento dell’onore offeso (ma spesso solo quando il disonore
sia lampante e non prima).
7) Sentimento della malattia come colpa e vergogna.
8) Sentimento del teatro, spirito mistificatorio.
9) Gusto della comunicazione avara e cifrata (fino all’omerta) in
alternativa all’estremismo orale e all’iperbole dei gesti.
10) Sentimenti impazzito delle proprie ragioni, della giustizia :
offesa.
11) Vanagloria virile, festa e tristezza negli usi del sesso.
12) Soggezione al clan familiare, specialmente alla madre padrona.
13) Sentimento proprietario della terra e della casa come artificiale
prolungamento di sé e sussidiaria immortalità.
14) Sentimento pungente della vita e della morte, del sole e della
tenebra che vi si annoda
SUASORIA:
Le mie ragioni, amici:
la metrica e il dolore, I’ordine e la follia,
spazio e mura che cerco tentoni,
gogne guardinghe del cuore...
Trovare un mattino la via,
la pieira dove si volta...
una volta, una sola volta,
in un pugno di sillabe nude
donarvi una leggenda che fu mia!
Ma non altro che polvere scavo;
o qualche gonfia mascheza d’atride
che la luce deprava:
un volto putrefatto e fuggitivo
Oh mentitemi, ditemi ch’è vivo.
LA FESTA BREVE - Progetto di lode:
Tu unica, tu viva, tu acqua
e aria del mio vivere
e veemente complice di morte;
tu mio pugno e stendardo
contro le scure procedure della sorte;
tu mio grano, mio grembo, mio sonno,
fuoco d’inverno che sventi l’obliqua
nube di notte dove abita l’Orsa;
tu unica e viva, tu canto
di grave organo e grido
di lenta carne e fiore e cibo, mia roccia
di paragone e tiepida
tana, mia donna, mia donna, tu unica,
tu viva...
EINE KLEINE NACHTMUSIK:
La musica ci giunge delle terrazze
lontane, stesi così sulla sabbia,
coi capelli confusi e felici,
fra muraglie di bianco diluvio,
così sorpresi d’esistere in due
sotto la coltre benigna dell’aria,
disincarnati e carnali, perfetti
come due palme nude, unite.
PAESE:
Nel guscio dei tuoi occhi
Sverna una stella dura , una gemma eterna.
Ma la tua voce è un mare che si calma
a una foce di antiche conchiglie,
dove s’infiorano mani e la palma
nel cielo si meraviglia.
Sei anche un’erba, un’arancia, una nuvola...
T’amo come un paese.
’U CALLIARU - Il venditore di ceci e semi:
Ancora Oggi, benchè piu di rado, nei mesi della canicola, il ragazzo
che non riesce a prendere sonno e preferisce ammansire camminando le
vipere della mente, se càpita sul sagnto, trova il caliaru in atto di
stendere ad asciugare sulle pietre chili e chili di semi di zucca, da
vendere poi nei giorni di fiera. Come un tempo, quando nelle occasioni di
battesimo o di nozze era consuetudine distribuire arachidi, caldarroste,
ceci e fave tostate, e lui ne era il dispensiere cerimonioso. Solo che
oggi il caliaru arriva in blue-jeans alla guida di un furgoncino pieno di
sacchi di plastica e, mentre seduto all’ombra sorveglia il gratuito
lavoro del sole, e con una mano munita di pertica sparpaglia i semi qua e
là, con 1’altra cerca a tentoni sul transistor accanto il più recente
ululato di Celentano.
U’PITTURI DECORATURI - Il pittore decoratore:
Con mani odorose di lino e colla di pesce dipingeva tutto il giorno
sugli intonaci delle case patrizie feste galanti e tempietti, laghi di
naiadi e cirri di nuvole in cielo. Che meraviglia se a notte, stringendosi
nel sonno alla moglie (Tresa, Turidda, Milina...), avvertisse in confuso
al suo fianco, sotto la coltre, un tranquillo respiro di dea? |